I.T.C.G. "Sallustio Bandini", Siena

Treno della Memoria 2013

Dal 27 al 31 gennaio 2013, sei studenti dell'istituto Bandini (Rebecca Abbafati della V P5, Sara Dinetti della V Igea, Giulia Ferretti della V A Erica, Enrico Festa della V Mercurio, Debora Pettorali della IV Mercurio, Veronica Sampieri della V B Erica) e la prof.ssa Filomena Giannotti hanno partecipato al viaggio-studio ad Auschwitz, nell'ambito del progetto Treno della Memoria 2013, organizzato dalla Regione Toscana e dal Museo della Deportazione di Prato e finanziato anche dalla Provincia di Siena.
Il viaggio e' stato preceduto da un lungo percorso di preparazione, iniziato il 16 ottobre 2012 con la visita alla sinagoga di Siena e proseguito nei tre mesi successivi con letture personali dei ragazzi e una serie di incontri con esperti, sia a scuola (lezioni di letteratura e di storia sulla Shoah, rispettivamente dei professori Alessandro Fo e Giovanni Gozzini dell'Universita' di Siena), sia presso l'ISRSEC di Siena (itinerari didattici a cura delle prof.sse Laura Mattei e Paola Santucci). In questa prima fase, a cui hanno collaborato anche le altre docenti referenti del progetto, le prof.sse Antonietta Maria Bernardi e Alessandra Gentili, sono stati coinvolti tutti gli alunni delle classi V e della classe IV Mercurio, fra i quali sono stati poi scelti i sei partecipanti.
A coronamento di questo percorso, dopo aver in parte rielaborato il dolore di questa esperienza, si riporta una scelta di fotografie, accompagnate da note informative e brevi commenti - talora attinti agli autori studiati, non solo relativamente ad Auschwitz - sui momenti piu' significativi e piu' toccanti del viaggio, nell'intento di dare piena realizzazione al monito rivolto da Primo Levi a ciascun visitatore: 'da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa' che il tuo viaggio non sia inutile, che non sia stata inutile la nostra morte'.

Filomena Giannotti
(referente del progetto Treno della Memoria)


27 gennaio. I sei partecipanti al viaggio in partenza dalla stazione di Firenze per Oswiecim (nome polacco di Auschwitz). Da sinistra: Debora Pettorali, Sara Dinetti, Rebecca Abbafati, Enrico Festa, Giulia Ferretti, Veronica Sampieri
  

28 gennaio. Ore 7, ormai vicini all'arrivo. 'Silenzio. Le cime dei pini lungo la ferrovia stormiscono appena. Sono gli stessi pini [...], in lontananza, che milioni di occhi umani videro dai vagoni che scivolavano lenti verso la banchina' (Vasilij Grossman)
  

Oswiecim. Dopo 20 ore di viaggio, l'impatto e' fortissimo: 'improvvisamente, tutto cio' che era scritto sulla carta da storici e testimoni, il suono della parola Auschwitz, come un fulmine a ciel sereno, diventa realta'' (Claude Lanzmann, regista di Shoah)
  

Linea ferroviaria secondaria, detta Judenrampe, banchina degli ebrei, non molto distante dalla stazione di Oswiecim, dove scendevano i deportati fra il 1942 e il maggio 1944 e su cui sono collocati due dei vagoni merci usati per le deportazioni
  

Interno del vagone piombato, spesso trasformato, con il suo carico di esseri umani (fino a 120 persone), 'da veicolo commerciale in prigione ambulante e addirittura in strumento di morte' (Primo Levi)
  

Il portale d'ingresso del campo di Auschwitz II-Birkenau, denominato 'portale della morte'. L'immagine, presente su molti libri di storia, e' diventata uno dei simboli dello sterminio degli ebrei
  

Il portale d'ingresso del campo di Auschwitz II-Birkenau fotografato dall'interno
  

Prolungamento dei binari perche' dalla stazione entrassero direttamente nel campo. La 'nuova banchina', chiamata in tedesco Neurampe, entro' in funzione nel maggio 1944, con l'arrivo degli ebrei ungheresi, cui e' dedicata l'installazione memoriale del vagone
  

L'immensa distesa silenziosa di Auschwitz II-Birkenau, con la neve che, nella sua essenzialita', esalta il potere evocativo del luogo
  

Baracche di legno del campo di quarantena maschile (settore B II di Auschwitz II-Birkenau), dove i deportati trascorrevano i primi giorni dopo l'arrivo, per imparare le norme di vita nel lager e la totale sottomissione
  

Interno di una della baracche in legno che fungeva da alloggio, con i giacigli a tre piani per i prigionieri
  

Interno di una della baracche in legno con latrine e lavatoi, ricettacoli di malattie: oltre alla propria intimita', vi si perdeva cosi' anche la speranza di poter sopravvivere
  

Lager femminile (settore B I di Auschwitz II-Birkenau). Nonostante alcuni padiglioni in muratura, le condizioni di vita delle deportate erano peggiori di quelle degli uomini, per la minore resistenza fisica e la vicinanza ai crematori
  

Rovine del Crematorio II, dotato di uno spogliatoio e di una camera a gas interrati, e di 15 forni crematori in grado di incenerire fino a 1500 corpi in 24 ore. Attivo dal marzo 1943 al novembre 1944, fu poi fatto smantellare agli stessi prigionieri
  

Rovine del Crematorio III, strutturalmente gemello del Crematorio II. Attivo dal giugno 1943 al novembre 1944, anche questo fu smantellato e poi fatto esplodere dalle SS nel gennaio 1945
  

Rovine del Crematorio IV, che, a differenza dei precedenti, e' ubicato sulla destra del campo. Attivo dal marzo 1943, fu il primo ad essere smantellato, perche' danneggiato nell'ottobre 1944 da una rivolta dei membri del Sonderkommando che vi lavoravano
  

Rovine del Crematorio V. Ubicato anch'esso sulla destra del campo, dopo il novembre 1944 rimase l'unico in attivita' e venne fatto saltare in aria dalle SS il 26 gennaio 1945, poche ore prima dell'arrivo dell'Armata rossa
  

Al di la' dei cippi neri che in quattro lingue ricordano le vittime anonime dello sterminio, vi erano le fosse di cremazione all'aperto, dove, a partire dall'estate 1944, venivano bruciati i corpi che i crematori non riuscivano piu' a smaltire
  

La Zentralsauna o semplicemente Sauna era il locale dove avvenivano la rasatura dei capelli e del corpo, il controllo medico, la disinfezione degli abiti e del corpo, la registrazione e il tatuaggio del numero di matricola per i nuovi arrivati
  

Interno della Sauna, di cui e' visibile la pavimentazione originaria e dove, camminando su una passerella di vetro, e' possibile percorrere fisicamente il tragitto dei deportati ammessi nel lager, che qui venivano privati persino della loro identita'
  

Mostra permanente ospitata nella Sauna, dove sono esposte, come in un gigantesco puzzle, parte delle foto ricordo confiscate ai deportati al momento del loro arrivo nel campo e ritrovate dopo la guerra
  

Monumento internazionale alla memoria delle vittime del campo. Costruito nel punto in cui i binari si interrompono, fu inaugurato nel 1967
  

La lapide italiana posta ai piedi del Monumento internazionale
  

Pronti per la fiaccolata in memoria delle vittime
  

Cerimonia commemorativa al Monumento internazionale. Al centro il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e il Responsabile per la Regione Toscana delle iniziative legate al Giorno della Memoria, Ugo Caffaz
  

29 gennaio. In fila per entrare ad Auschwitz I, sotto 'un sole polacco freddo bianco e lontano' (Primo Levi)
  

La scritta Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi, posta sul cancello d'ingresso di Auschwitz I per esaltare il lavoro come forma di riabilitazione e come modo per tornare in liberta', ma che Primo Levi definisce 'le tre parole della derisione'
  

Alcuni dei 28 blocchi in muratura destinati ai prigionieri
  

Il doppio filo spinato elettrificato che separava e isolava i vari blocchi
  

Seconda cerimonia commemorativa al cosiddetto Muro della morte
  

Dopo la cerimonia, la visita dell'esposizione permanente ospitata nei blocchi 4, 5, 6 e 7
  

Blocco 4 (lo sterminio) - Scatole di Zyklon B, 'quello stesso gas velenoso che si impiegava per disinfestare le stive delle navi ed i locali invasi da cimici e pidocchi', per rendere la morte degli ebrei 'gravida di dileggio e di disprezzo' (Primo Levi)
  

Blocco 4 (lo sterminio) - Grande teca contenente 1950 kg di capelli delle vittime, solo una piccola parte di quelli utilizzati dai tedeschi per fabbricare corde e tessuti, e ritrovati dopo la liberazione
  

Blocco 5 (prove materiali dei crimini) - Occhiali appertenuti alle vittime. 'E' stupefacente come quelle bestie riutilizzassero ogni cosa [...]. Solo la cosa piu' preziosa al mondo - la vita - veniva calpestata' (Vasilij Grossman)
  

Blocco 5 (prove materiali dei crimini) - Protesi appartenute alle vittime. I disabili erano i primi ad essere eliminati al momento dell'arrivo al campo, spesso senza nemmeno raggiungere la camera a gas
  

Blocco 5 (prove materiali dei crimini) - Enorme quantitativo di pentole, che ogni famiglia portava con se' nella convinzione di essere deportata per lavorare in qualche parte del III Reich
  

Blocco 5 (prove materiali dei crimini) - Grande teca contenente migliaia e migliaia di scarpe di tutti i tipi
  

Blocco 5 (prove materiali dei crimini) - Enorme distesa di valigie con il cognome e il luogo di provenienza del deportato. E' una toccante metafora del viaggio verso la morte compiuto dai deportati
  

Blocco 6 (vita quotidiana dei prigionieri) - Fotografie che racchiudono 'in un'immagine tutto il male [...]: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero' (Primo Levi)
  

Blocco 6 (vita quotidiana dei prigionieri) - Le divise indossate nel lager. 'Il materiale in dotazione, per quanto di infima qualita' e logorato dall'uso, aveva piu' valore della vita di noi deportati' (Marcello Martini, deportato a Mauthausen)
  

Blocco 6 (vita quotidiana dei prigionieri) - Teca con la misera razione alimentare giornaliera: caffe' nero, un tozzo di pane, un pezzetto di margarina, zuppa di verdure
  

Blocco 6 (vita quotidiana dei prigionieri) - Effetti della denutrizione. Queste immagini sconvolgenti richiamano alla mente la domanda biblica: 'Caino, che cosa hai fatto a tuo fratello Abele?'
  

Blocco 6 (vita quotidiana dei prigionieri) - Quattro bambini zingari, cavie negli esperimenti medici. 'E il cuore sembra fermarsi, stretto da una tristezza, da un dolore, da un'angoscia che un essere umano non puo' sopportare' (Vasilij Grossman)
  

Blocco 7 (condizioni igienico-sanitarie) - Giacigli di paglia dove dormivano i primi prigionieri subito dopo l'apertura del lager
  

Blocco 7 (condizioni igienico-sanitarie) - Giacigli costituiti da pagliericci e introdotti successivamente
  

Blocco 7 (condizioni igienico-sanitarie) - Giacigli a castello introdotti nel 1941 e dove i prigionieri dormivano in due per letto
  

Blocco 7 (condizioni igienico-sanitarie) - Ricostruzione dei giacigli in muratura dove i prigionieri dormivano tormentati dal freddo nel ripiano piu' alto e dai topi nella parte piu' bassa
  

Blocco 7 (condizioni igienico-sanitarie) - Stanza del kapo: 'Mostrarsi violenti verso gli altri, cioe' i propri compagni, fare delazione, e ogni genere di bassezze erano in lager titoli di merito' (Marcello Martini, deportato a Mauthausen)
  

Blocco 11 - La stanza in cui si riuniva il tribunale speciale della Gestapo, all'interno di quello che era denominato anche 'blocco della morte', dove avvenivano torture e fucilazioni
  

Blocco 11 - Il sotterraneo, con la cella di punizione 18, dove fu rinchiuso, condannato a morire di fame, padre Massimiliano Kolbe, che si sacrifico' al posto di un altro prigioniero, padre di famiglia. In primo piano il cero offerto da Giovanni Paolo II
  

Blocco 11 - La cella di punizione 22 con i soffocanti bunker di 90x90 cm, in cui 4 prigionieri, condannati per futili motivi, per esempio perche' scoperti con una maglia sotto la divisa, dovevano entrare strisciando per terra
  

Il cosiddetto 'muro della morte', situato nel cortile che separa i blocchi 10 e 11, dove venivano eseguite le condanne a morte per fucilazione
  

La Piazza dell'appello. I prigionieri vi trascorrevano in piedi anche ore, al gelo, sotto la pioggia, la neve o il sole cocente, e vi fu istallata una forca collettiva per le impiccagioni, a cui in caso di fuga o di furto veniva data massima visibilita'
  

La forca mobile utilizzata nel campo. Fu impiegata un'ultima volta il 16 aprile 1947, per l'esecuzione del comandante di Auschwitz, Rudolf Hoess, che aveva abitato con la famiglia in una casa non lontana dal luogo dell'esecuzione
  

Il Crematorio I, attivo da settembre 1940 a luglio 1943, fino a quando tutte le operazioni di sterminio furono trasferite a Birkenau. Fu poi adibito a rifugio antiaereo per le SS. E' l'unico crematorio ricostruito dopo la guerra
  

La stanza di accesso alla camera a gas del Crematorio I
  

La camera a gas, dove venivano ammassate fino a 500 persone. 'I confini dello spirito, il non-immaginabile, erano la' ' (Primo Levi)
  

Apertura nel soffitto della camera a gas da cui veniva immesso lo Zyklon B
  

I forni crematori che, secondo un calcolo dei tecnici, potevano arrivare ad incenerire fino a 340 corpi al giorno
  

30 gennaio. Visita alla piu' antica sinagoga di Cracovia
  

Cancello della fabbrica di pentole dove Oskar Schindler impiego' un migliaio di ebrei, salvandoli dalla deportazione e dalla morte
  

In partenza da Cracovia, sullo sfondo della Piazza del Mercato
  

Stazione di Cracovia.
Un ultimo saluto alle sorelle Andra e Tatiana Bucci, testimoni sopravvissute alla deportazione ad Auschwitz nell'aprile 1944
  

'Noi siamo
fummo
e resteremo sempre
un Nulla che fiorisce:
la rosa di Nessuno
'
(Paul Celan, Salmo, traduzione di Mario Specchio)